La sera, di ritorno dal lavoro, mentre il resto della casa dorme e ci siamo solo io e il cane, che mi aspetta per cenare insieme.
È nata come una necessità, dettata da scomodi orari ed assurdi turni lavorativi. Poi è diventata routine, un piccolo momento di condivisione tra me e Vincent.
Ma ci sono serate come questa in cui fa male. Ma di un male nostalgico, dei momenti in cui ho la mia mamma con me, ad aspettarmi per la cena, anche a mezzanotte. Che non importa l’ora, mi ascolta blaterare, mi fa trovare qualcosa di pronto, perché “Non esiste che non mangi o che lo fai da sola”. Che si prende cura di me, nel modo che col tempo ho smesso di fare.
E niente. Mi manchi, mamma. Ed è la parte di te in me che mi fa andare avanti, che è quella forza motrice che regge le mie gambe.
Ma ora quella parte non c’è. E le gambe hanno ceduto e sono a terra, in cucina, con la cena pronta, si. Ma nessuno con cui condividerla.